Gentile Signora Oriana Fallaci,
c’era una volta l’Undici Settembre: tu dicevi Undici Settembre e tutti avevano già capito. Invece, non abbiamo capito un bel niente, perché le foto si ingialliscono, i ricordi si fanno più tenui e le ferite si rimarginano. Che senso ha domandarsi se abbiamo vinto o perso, quando non abbiamo il coraggio di ammettere lo scontro di civiltà.
Il 12 settembre eravamo tutti in guerra. È guerra, titolavano i giornali. Poi la guerra l’abbiamo fatta veramente, perché se uno attacca e se l’altro non risponde, è destinato alla morte.
Siamo andati a cercare Bin Laden e i suoi giannizzeri …di morte; l’obiettivo era smontare la rete di Al Qaeda. Non ci siamo riusciti perché Al Qaeda è innanzitutto un concetto, una subcultura e poi un nemico-bersaglio. Al Qaeda è dentro la nostra stessa pancia perché s’è ripresa i suoi figli trapiantati nelle città occidentali.
Eravamo tutti americani, mentre le Twin Towers si sbriciolavano sotto i nostri occhi; come potevi non esserlo. La sua rabbia e il suo orgoglio, signora Fallaci, erano la rabbia e l’orgoglio di tutti. Senza se e senza ma. Cinque anni dopo, all’islam abbiamo spalancato le porte. Gli facciamo fare le scuole islamiche e le moschee con una facilità impressionante; gli svendiamo spazi commerciali da girare a macellerie o negozi multietnici o call center o money transfert; li assumiamo come consulenti per la politica e li facciamo scrivere sui nostri giornali. Ora gli diamo anche la cittadinanza pass partout: cinque anni e il tagliando è fatto: tanto a casa mia si fa quello che dico io. Il papà di Hina è stato esemplare. Lui ha fatto notizia, ma sapeste quanti ce ne sono che uccidono lentamente le loro mogli e le loro figlie. E con esse uccidono la democrazia, il progresso, la libertà.
Nulla sarà come prima, ripetevamo con una convinzione talmente granitica che è franata al primo bum. Com’è distante New York, cinque anni dopo. Le commemorazioni fanno sempre la loro porca figura, ma durano l’arco di una giornata. Poi, quando tocca prendere una decisione, si volge lo sguardo dall’altra parte. Quell’Undici Settembre, l’Islam mostrò un suo volto: non so se il principale, se l’unico, se il minoritario. So che lo mostrò, allora come in altre circostanze. La tecnica era ed è la stessa: i kamikaze, cioè persone che decidono di sacrificare la propria vita per rendere gloria ad Allah, uccidendo l’infedele. Così vennero le stragi di Madrid e di Londra e tante altre ancora nell’Asia che non china la testa al volere degli integralisti.
Lei, signora Fallaci, ci raccontò della guerra non dichiarata che ci portava l’Islam. Scrisse articoli, libri, fece relazioni, concesse (rare) interviste. Una con se stessa, come fosse una confessione. Lì, parlò della sua malattia. Questa mia lettera, lei non la leggerà: ognuno combatte con il proprio nemico ogni giorno. Del resto, cosa deve aggiungere? Se uno la vuole capire, bene, altrimenti che resti nella propria paura e codardia. In questo, gli italiani sono maestri. E godono di buona compagnia: l’Europa, la tanto esaltata Europa, offre rifugio e foraggio ai codardi.
Non una parola quando un islamico infilzò alla schiena Theo Van Gogh colpevole di aver raccontato la sottomissione quotidiana delle donne islamiche ai loro padri-padroni. Non una parola o un atto ufficiale verso Hirsi Alì, parlamentare in Olanda e co-sceneggiatrice di Submission, anch’essa colpita da una fatwa cioè da una sentenza di morte. Che prospettiva, gente… C’è qualcuno che si ricorda delle vignette danesi che facevano satira su Maometto? Ah sì, le vignette… L’Islam bruciò e incendiò mezzo mondo, violando ambasciate e sedi diplomatiche. Sgozzarono un prete, don Santoro, e chissà quante altre morti lasciarono sul campo per pulire l’onore di Allah “sporcato” dagli occidentali. Loro ammazzavano e noi invece – compresa la Chiesa – a cercare di capire, a insistere con il dialogo: siamo arrivati al paradosso che persino la Croce Rossa nasconde il proprio storico simbolo per non offendere i musulmani.
Noi consentiamo alle cantanti di fare show con la Croce, ai musulmani di tirar via il crocefisso dalle pareti: quanto scandalo per i gesti di Madonna e di quel Adel Smith. Come siamo bravi nell’indignazione a caldo; dopo un mese, tanti saluti. Loro, però, continuano ad espandersi, a minare la nostra cultura e la nostra identità. Possono contare sull’appoggio di avvocati (per lo più italiani) per riempire di carte bollate i nostri tribunali. Dove li prendono tutti questi soldi? Chi sovvenziona l’Unione delle Comunità Islamiche, quell’Ucoii su cui ancora dibattiamo se è il caso di tenerla dentro o fuori dalla Consulta? Che importa, o scemi che siamo, se stia dentro o fuori dalla baracconata della Consulta, quando poi controlla il novanta per cento delle moschee? E nessuno controlla quel che si dice nelle moschee. L’Ucoii andrebbe sciolta, dichiarata fuori legge politicamente.
Ma sono battaglie perse, signora Fallaci, lei lo sa meglio di tutti: per quei libri se la deve vedere con i tribunali e le etichette infamanti di razzista. La sua trilogia, signora Fallaci, non era solo un’opera di saggistica, valeva come impegno politico: cui prodest battersi non solo contro il tumore ma anche contro l’Islam, quando il primo alleato dell’Islam oggi governa il Paese?
Nei Paesi musulmani mai si sarebbe permesso ai propri servizi segreti di farsi mettere alla berlina per un caso Abu Omar. Invece qui ce la siamo cantata e suonata, non ponendosi minimamente la questione che Abu Omar era una persona sgradita e se anche se lo fossero portato via i puffi, i marziani, per noi era uguale.
Sono trascorsi cinque anni dalla tragedia delle Torri Gemelle e vale la pena domandarsi se non stiamo perdendo la sfida nello stesso Occidente, dove le aperture restano unilaterali, dove l’interesse per il petrolio ci fa piegare le ginocchia e non solo quelle. In Olanda nessuno oserà più bissare il coraggio di Theo Van Gogh e in Danimarca nessuno si sognerà di fare ironia su Maometto, eppure si tratta di due Paesi che si consideravano i più aperti, i più orgogliosi della propria integrazione riuscita. Hanno dovuto raccogliere i loro figli cadaveri per capire cosa realmente stava covando nella tolleranza concessa a gratis. Così in Inghilterra, dove Londonistan è stata tradita (?) dai suoi stessi figli, musulmani col passaporto inglese e con la testa dei fanatici.
L’Occidente ha aggiornato il vocabolario con parole che prima dell’Undici Settembre non avevano peso. Fatwa, sharia, burqa, shahid, jahad e via elencando: l’Islam è entrato nelle nostre conversazioni con parole di morte, di oppressione e di terrore. Chi osava mai immaginare che una donna si facesse saltare in aria? O che lo facesse un bambino? Eppure è accaduto, accade e accadrà.
Dovevamo svegliarci, cinque anni fa: avevamo l’occasione per aprire gli occhi e prendere le misure. Invece sono loro che le prendono a noi. Ormai siamo terra di conquista.
Gianluigi Paragone
La Padania
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